Cantiere biografico
degli Anarchici IN Svizzera








ultimo aggiornamento: 18/09/2020 - 18:53

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MACCHI Eugenio Giuseppe (Ansaldi Antonio)

Aiuto cuoco, operaio, manovale, muratore, cementista, meccanico, ebanista




 

Varese 8.1.1890 da Albino e Giovanna Gramassi - Atlandida (Uraguay) 11.6.1970.

Da ragazzo (11 e 12 anni) emigra in Svizzera; rientra in Italia nel 1907 lavorando a Milano come aiuto cuoco, ma ritenuto di principi anarchici viene licenziato. Ritorna allora in Svizzera, nel dicembre 1908 a Davos GR per “eccitamento allo sciopero” rimane in detenzione a Coira GR per 1 mese, in seguito espulso per 3 anni dal Cantone: "Arresto di 5 operai addetti ai lavori della ferrovia sul tronco Davos-Filisur... Il maggior colpevole è un certo Macchi Eugenio di Gallarate... era in possesso di un bauletto pieno di scritti anarchici..." (Il Grigione italiano).

Rien­tra a Gallarate, ma per poco. Nel 1909 viene arrestato a Ginevra GE mentre distribuisce volantini a un comizio di protesta per l'esecuzione di Ferrer.
Chiamato alle armi nel 1910 nel corso di un congedo diserta e ripara nel 1911 nel Canton Berna dove risulta domiciliato a Oberhofen. Nel 1913 è a Locarno TI, ed è tra i fondatori del gruppo anarchico "P. Gori": Locarno. In questa località si è fondato un gruppo libertario P. Gori per iniziare un'indefessa azione di propaganda (Risv. 27.12.1913). Secondo la polizia nel gruppo fanno parte, oltre a Macchi, Braggion Giuseppe, Frontini Pietro, Barana* Pietro. Il gruppo secondo la polizia si scioglie nel 1914.
Scrive sul periodico socialista Libera Stampa alcuni articoli come per il Primo maggio del 1914: "Ciò che occorre. Occorre infondere ai lavoratori l'antico entusiasmo, l'antica audacia e far capire ad essi che alla violenza necessita di conseguenza, per la difesa stessa della propria vita, rispondere con la violenza. Ogni ragionamento più non vale. Ogni tentativo di persuasione è perfettamente inutile. È il terrorismo poliziesco instaurato dal bancarottiere che si è insediato quale dittatore al governo che ha le ragioni di canagliesco arbitro [...]. In un articolo "Guerra e fame" contro la guerra, apparso nel febbraio 1915, la redazione non è per niente d'accordo. In effetti, Libera stampa è... "interventista".

Amnistiato nel 1914 quale disertore, viene richiamato nel 1915 e diserta nuovamente e si stabilisce a Berna BE nel mese di marzo e poi a Zurigo ZH. [Su il Risveglio del 4.12.1915 viene segnalata la nascita a Davos GR del Gruppo libertario. La segnalazione è firmata da D.A. e M.E.]. Nel 1916 risulta a Locarno in cura presso il dr. Varini, nel 1917 è a Berna e svolge una grande propaganda a La Chaux-de-Fonds NE.
È coinvolto con un centinaio di anarchici e arrestato il 5.11.1918 per l'affare delle bombe di Zurigo. Rimane in detenzione preventiva, poi scarcerato (con Castagna, Ghezzi, Magni, Pozzi e Restelli) alcuni giorni prima del processo del 13 giugno 1919, pur dovendo rimanere a disposizione della corte: infine scagionato dalle accuse (riceve indennità di frs. 600.- per accuse infondate). Viene espulso dalla Svizzera il 4.11.1919: probabilmente parte da Zurigo nel gennaio 1920.

Ritornato a Milano, nel 1921 è responsabile del periodico L'Individualista e collabora anche a Umanità Nova. Coinvolto per i fatti del Diana del 1921 viene condannato a 11 anni e 6 mesi di detenzione, per associazione a delinquere e fabbricazione, detenzione e trasporto di bombe. Sconta la pena nei penitenziari di Favignana e di Turi fino al gennaio 1930. Scarcerato, nel luglio dello stesso anno cerca di passare il confine svizzero (tra Saltrio e Arzo TI ), affrontando un conflitto a fuoco nel quale rimane ucciso un finanziere e un altro ferito (verrà arrestato Mario Avellini, la guida).
Fallito il primo tentativo, riesce a passare il confine con un passaporto falso, si porta a Ginevra, poi negli USA, dove polemizza a lungo ne L'Adunata dei refrattari sulla condotta degli anarchici, tra cui Luigi Fabbri, dopo la strage del Diana. Si reca a Montevideo sotto falso nome di Antonio Ansaldi.

Muore a Atlantida (Montevideo).
 

[Macchi, convinto di essere stato tradito dai compagni per il Diana, non mancherà poco dopo la sua scarcerazione di accusare - probabilmente a torto - il Restelli di spia e confidente; e anche di accusare i fratelli Vella di essere dei fascisti, mediante il foglio comunista ticinese Falce e Martello, benché...(vedi rispett. Restelli e Vella).]
 


FONTI:

GB // DBAI // Police judiciare, Genève, 1909-1917 // Gazette de Lausanne, 8.6.1919 per scarcerazione provvisoria - L'Express per decisione processo, 14.6.1919 // Note in "Cronache rivoluzionarie in provincia di Varese" - info di A. Pellegatta // suoi articoli in Libera stampa, 1.5. - 11.12.1914 - 26.2.1915 // info di Andrea Tognina in Arch. federale di Berna - E 21 - 7058-7090 // Risv. 27.12.1913 -  26.7.1930 // Il Grigione italiano, 3.12.1908 //




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