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Rivista Anarchica Online





Il paradiso degli eroi


Per un giorno nessuna protesta né contestazione al presidente Trump. È il Memorial Day, dedicato al milione di cittadini statunitensi morti in guerra. Qualunque guerra. È il trionfo della retorica patriottica e militarista. Non tanto diversa da quella dell'Isis.

Avete perso figli e figlie, mariti e mogli, madri e padri. Ciascuno di loro aveva un nome, una storia, dei bellissimi sogni. Essi erano angeli inviati da Dio e tutti ora condividono lo stesso titolo, quello di veri eroi. Sebbene siano stati tra noi solo per un tempo breve prima che Dio li richiamasse a sé, la loro eredità durerà in eterno”1.

Parola del presidente.

L'alba del Memorial Day si è affacciata quest'anno su una New York piovosa e freddina. A dispetto della giornata grigia, tanti non hanno rinunciato alla tradizionale grigliata in compagnia di amici e parenti e dalle prime ore del mattino i prati sono stati punteggiati da gruppi intenti ad alimentare carbonella nei barbecue trascinati da casa. L'aria si è presto riempita dell'odore della carne sfrigolante sulle griglie.
Il Memorial Day cade nell'ultimo lunedì di maggio, è la giornata in cui si onorano i soldati americani morti sui campi di battaglia di tutte le epoche. Sono più di un milione di uomini e donne che hanno dato la vita per questo paese, morti: “per la patria, la libertà e la giustizia”, come si dice nei discorsi ufficiali. Tutti vengono ricordati quel giorno, anche il generale Custer massacratore di donne e bambini indiani e gli uomini del suo settimo cavalleggeri, annientati a Little Bighorn; anche i militari andati ad ammazzare povera gente in Indocina. La morte in battaglia cancella ogni misfatto.
Questo è un paese militarista e patriottico, una nazione che si stringe sempre attorno ai ragazzi che partono sorridendo e li piange davvero quando tornano coi corpi straziati, stretti nelle bandiere.
A fine maggio in tutto il paese i sacrari si riempiono di bandierine a stelle e strisce, portate da volontari, scolaresche, scout.

New York (Usa), 29 maggio 2017 - Targa per le medaglie d'onore nello Stato di New York
a Times Square. Massima onorificenza militare negli USA. Si vede che
sono stati decorati militari di guerre indiane e guerre di conquista

Ideali e interessi economici

L'alzabandiera quel giorno è un rito particolarmente solenne, da celebrare con precisione: si deve montare la stoffa sui pennoni stando ben attenti a che non tocchi mai la terra.
All'alba le bandiere vengono sollevate repentinamente, con gesto gagliardo, fino in cima, a significare la determinazione della nazione; sono poi calate a mezz'asta, per onorare i caduti; infine, dopo mezzogiorno, riportate su, a significare che il loro sacrifico non è stato vano, che la lotta continua. Lotta per la libertà, ma anche per mantenere un certo stile di vita, perché, bisogna dirlo, ogni volta che gli Stati Uniti si sono gettati in una nuova avventura bellica i loro leader, per convincere la nazione, non hanno mai mancato di sottolineare, accanto agli ideali, anche gli interessi economici in gioco: una guerra per acquisire materie prime strategiche, un'altra per garantire a tanti automobile e lavatrice2. Popolo di idealisti e di consumatori, attaccato al suo piccolo sogno americano.

Oggi onoriamo i guerrieri coraggiosi che hanno dato le loro vite per le nostre, che hanno trascorso gli ultimi istanti su questa terra nella difesa di questo Paese e della sua gente. Le parole non possono esprimere la profondità del loro amore, la totalità del loro coraggio. Possiamo solo augurarci che ogni giorno noi sappiamo dimostrarci degni del loro sacrificio e del sacrifico dei loro familiari, delle persone amate che hanno lasciato”.

Parola del presidente.

In quel giorno di primavera il mito patriottico si gonfia di misticismo. I soldati diventano guerrieri e l'America risorge nella purezza dei suoi ideali. I bambini e le donne cheyenne massacrati sul Sand Creek, i contadini bruciati in Corea nelle loro povere case, i torturati di Abu Grahib e i prigionieri di Guantanamo: tutto scompare nel giorno della memoria e anche gli assassini di My Lai3, se fossero in seguito caduti in azione, conterebbero nel novero degli eroi quanto i ragazzi morti sulle spiagge di Anzio o sulla costa della Normandia.
Quel giorno però ho avvertito indifferenza fra le famiglie intente a mangiare negli accampamenti improvvisati sui prati. Avevano delimitato il territorio con le bandierine, piantate in terra e appiccicate ai tavoli, ma non direi che il loro pensiero fosse rivolto ai caduti.
Del resto attorno alle grigliate c'erano anche tanti portoricani e messicani e forse per loro, come per me, il Memorial Day è solo una giornata di festa da passare in famiglia, una delle poche in cui il padrone non ti reclama al lavoro. Ma un giorno i figli di quei latinos che si spaccano la schiena per pochi dollari, potrebbero decidere di inseguire il sogno del guerriero, arruolarsi coi gringos e andare ad allungare la lista degli eroi, che provengono spesso dalle file dei più poveri.

New York (USA) - Veterano mendicante per le strade

Il generale MacArthur disse che il soldato chiamato a offrire la vita per il suo paese rappresenta il più nobile sviluppo del genere umano. In questo venerato sacrario onoriamo i più nobili fra noi, uomini e donne che hanno pagato il prezzo più alto per la vittoria e per la libertà. Offriamo il nostro tributo a quelle anime coraggiose che si sono gettate nel fuoco dei fucili, hanno ruggito nella battaglia e sono corse dentro l'inferno per abbattere il male. Non si sono sacrificati per la fama, per i soldi e nemmeno per la gloria, ma per il loro paese”.

Parola del presidente.

Qualcuno lo avrà fatto anche per i soldi, magari perché era l'unico modo di sbarcare il lunario, garantire gli studi ai figli, avere una buona copertura sanitaria. Il grande generale MacArthur, comunque, con tutta la sua bella retorica dell'eroe, ha finito per ritirarsi a vita privata dopo più di cinquant'anni passati a mandare giovani ad ammazzare e a farsi uccidere, convinto che quella fosse la missione che Dio gli aveva affidato4. È andato in pensione col petto pesante di medaglie ed il fegato corroso dall'alcol e alla fine non se l'è portato via una pallottola o una granata ma la cirrosi epatica, come un mortale qualsiasi. Una fine banale, decadente, per un ufficiale che ha partecipato con entusiasmo a così tante carneficine.

New York (USA) - Veterano di guerra disabile gestisce il classico carretto
che vende hamburger e patatine per la strada

Tornati a casa nelle bare, decorati per l'occasione

Il presidente, come da tradizione, ha tenuto il suo discorso dal palco montato nel cimitero militare di Arlington, nei pressi della capitale: un'impressionante distesa di prati verdi e lapidi bianche a perdita d'occhio, ultimo giaciglio di oltre quattrocentomila giovani caduti in guerra. Erano presenti le famiglie di militari morti in Afghanistan ed Iraq.
Per una volta la nazione si è stretta attorno al suo controverso capo. Niente contestazioni, striscioni, slogan. La commozione è corsa sugli schermi di tutta l'America, mentre il presidente elencava i meriti di ragazzi tornati a casa nelle bare, decorati per l'occasione.

Chris amava il suo paese con tutto il suo essere. Era un ragazzo tosto, talentuoso. Si era specializzato come cecchino ed era uno dei migliori. In tutto quello che faceva pensava solo a come meglio servire Dio, la sua famiglia ed il suo paese. Nel 2011 è stato inviato in Afghanistan. Con la sua missione ha aiutato ad uccidere terroristi pronti a distruggere vite innocenti. Chris ha sacrificato la vita per proteggere i suoi compagni e tutti gli americani. A soli 26 anni si è garantito un posto nel nostro cuore per l'eternità”.

Parola del presidente.

Anche le spoglie di Chris riposano ad Arlington. Nel vedere la giovane vedova mi sono affiorate alla mente domande inutili, senza risposta. Aspettava il ritorno di un soldato vivo o di un eroe morto? Che ne farà di una medaglia alla memoria? In che senso uno sniper serve Dio, patria e famiglia? Come si manifesta l'amore di Dio verso chi ha scelto la professione di cecchino? Uno addestrato a nascondersi e uccidere sconosciuti senza porsi domande, che per questo ha lasciato a casa la giovane moglie nell'età in cui la vita sorride.
Negli USA è vietato vendere alcolici a chi ha meno di ventuno anni, ma a sedici si può già entrare nell'esercito: a quell'età non puoi bere, ma puoi imparare a disprezzare e ammazzare il nemico. I reclutatori vanno anche nelle scuole, blandiscono i giovani con promesse di salario sicuro, studi, carriera, assicurazione medica. Molti veterani, poi, finiscono per strada a vendere hot-dog o a mendicare, ma i giovani non li vedono, si lasciano abbagliare dalla prospettiva di un futuro glorioso.
Il discorso del presidente ha resuscitato le ambizioni più pure di questo paese contraddittorio, quella mai morta illusione di essere portatori di civiltà in punta di baionetta.

Alle famiglie dei decorati dico: Dio è con voi e i vostri cari sono accanto a lui. Sono morti in guerra così che noi si possa vivere in pace. Sono convinto che Dio abbia un posto speciale in paradiso per coloro che hanno dato la vita affinché altri possano vivere liberi dalla paura e dall'oppressione”.

Parola del presidente.

Le stesse idee con cui certi imam riempiono la testa dei ragazzi che vanno a farsi esplodere fra la gente, convinti di conquistarsi così il paradiso: anche quelli che l'America ha giurato di distruggere hanno un posto speciale accanto a Dio. Quale sarebbe allora la reclamata superiorità morale?
Invocare dio? Una costante
La distinzione diventa sottile, indecifrabile. Risiede forse solo nel modo di selezionare gli assassini e nella tecnica utilizzata per uccidere. Da una parte si gettano nel baratro dei giovani senza divisa, votati al martirio, coi loro mezzi rudimentali d'omicidio: cinture esplosive fatte in casa, coltelli, automobili e camion in affitto. Dall'altra i martiri involontari si arruolano secondo legge, hanno divise formidabili e tecnologie sofisticate, con buona soddisfazione di ingegneri e costruttori. Fanno il lavoro sporco per noi, che ce ne stiamo a casa, tranquilli e incolumi. La parola d'ordine è per tutti la stessa: uccidere gli infedeli con la benedizione di Dio. Nessuno qui ha avvertito la contraddizione nelle parole del presidente, forse perché ognuno è abituato a contare solo i propri morti, vedere solo le proprie ragioni.
Mi tornano alla mente i discorsi di mio padre, quando urlava il suo disgusto per la guerra che gli avevano imposto: da una parte e dall'altra del fronte, raccontava, ogni battaglione aveva con sé un cappellano che, prima della battaglia, impartiva la benedizione; ad ogni soldato che stava per lanciarsi alla carica veniva detto che Dio era dalla sua parte e la sua causa quella giusta. Dio era da tutte le parti.
“L'abutudine ad invocare Dio da parte dei presidenti è una costante che si ritrova in tutta la storia del paese”, esordì lo storico Howard Zinn in un intervento al Massachussets Institute of Technology di Cambrige nel marzo 2005, parlando della questione dell'eccezionalismo americano5, e continuò: “L'idea di essere destinati da Dio è molto pericolosa, specialmente quando si combina con un'immensa forza militare. Quando si ha l'approvazione di Dio non si avverte più il bisogno di applicare la morale umana. Chiunque oggi reclami il sostegno di Dio dovrebbe però ricordarsi che le truppe d'assalto naziste portavano inciso Gott mit uns sulle cinture”.
Ancora Zinn, in un intervento sulla disobbedienza civile dell'ottobre 2008, a Denver, nel Colorado, contestava chi lo accusava di essere antipatriottico, un vero marchio di infamia negli USA: “Patriottismo significa forse sostenere il governo? No, paese e governo non sono la stessa cosa. Quando sentite un giovane arruolato che sostiene di andare a combattere in Iraq per il suo paese, sappiate che quel giovane è stato ingannato. Non va a combattere per il suo paese e se dovesse morire non sarà morto per il suo paese, sarà morto per Bush, per Cheney e per conto di quelle imprese che fanno affari d'oro grazie alla guerra”.

New York (USA) - Poveri fuori della porta dell'ostello dell'esercito della salvezza.
Spesso ospita anche veterani di guerra

Barbecue e campi di battaglia

Quel milione di americani che vengono onorati ogni anno nell'ultimo lunedì di maggio, non sono certo tutte vittime innocenti, ma tutti sono stati ingannati. Hanno creduto di combattere per la patria e invece sono morti per far arricchire qualcuno che se ne stava al sicuro. Dietro ogni soldato che muore e ogni giovane che si fa esplodere c'è quasi sempre qualcuno che ci guadagna.

Da quando le prime fucilate della rivoluzione hanno tuonato, americani coraggiosi di ogni generazione hanno risposto alla chiamata nell'ora del bisogno ed hanno combattuto per la libertà. Oggi una nuova generazione di patrioti americani sta lottando per vincere la lotta contro il terrorismo. Essi rischiano la vita per proteggere quella dei nostri cittadini da un nemico che provoca la morte di innocenti e ha dichiarato guerra all'umanità intera”.

Parola del presidente.

“Dobbiamo tenere a mente che anche la guerra è terrorismo e i governi, con la loro potenza, possono commettere atti di terrorismo più terribili di quelli compiuti da organizzazioni come Al-Queda, l'Ira o l'Olp”. Le parole di Zinn, pronunciate quasi un decennio prima, sembrano voler replicare a quelle del presidente. “In guerra si pensa sempre di essere i buoni contro i cattivi, ma non è così. Quelli dall'altra parte possono essere cattivi e noi, allo stesso tempo, essere cattivi. La guerra corrompe tutto e tutti”.

My Lai (Vietnam) - Questa foto del massacro divenne
un manifesto del movimento contro la guerra. Le
citazioni sul poster (“Domanda: anche i bambini?
Risposta: anche i bambini”) sono riprese
dall'intervista rilasciata dal soldato Paul Meadlo
a Mike Wallace, della CBS, nella quale ammise
di aver partecipato al massacro di My Lai
uccidendo uomini, donne e bambini

Se il Memorial Day diventasse occasione di riflettere su parole come queste, le cose potrebbero cambiare e forse ci sarebbero meno famiglie a piangere sulle tombe dei loro cari, meno insopportabile retorica patriottica. Si potrebbe pensare a come superare l'inevitabilità della guerra, il culto del guerriero. Ci si potrebbe mobilitare contro il militarismo dominante. Ma Zinn è morto da nemico della patria e il ventinove maggio nessuno ha contestato quell'idea, astrusa e fondamentalista, del posto speciale in paradiso per i soldati caduti in battaglia. Nessuno ha tentato l'analogia con le grida di fuoco di altri estremisti.
Quel giorno la carne, come sempre, ha sfrigolato sulle griglie, simulacro di tutte le carni bruciate sui campi di battaglia.

Santo Barezini

  1. Tutti i corsivi sono tratti dal discorso tenuto dal presidente Trump il 29 maggio 2017 dal cimitero nazionale di Arlington, Virginia, in occasione del Memorial Day.
  2. Come sottolineato da Susan A. Brewer, professoressa di storia all'università del Wisconsin, a conclusione del suo interessante studio sulla propaganda di guerra negli USA: “Why America Fights” (Oxford University Press, 2009).
  3. Nel marzo 1968 una compagnia di fanteria USA distrusse il villaggio di My Lai in Vietnam, massacrando tutti gli abitanti, oltre 500, inclusi i bambini. L'orrore venne alla luce grazie a testimonianze ma inchieste e processi si risolsero in una farsa e i politici dell'epoca, incluso il presidente Nixon, giustificarono il comportamento dei militari, sebbene paragonabile a quello dei nazisti.
  4. Secondo quanto disse lo stesso MacArthur.
  5. Vedi “A” 418 (estate 2017), “Seduto sopra una polveriera”.