segnalazioni / reviews

..."unfolk" é una fata morgana, suono d'una "falsificazione creativa", l'invenzione dell'opera perduta di heracleum ipotesis. "unfolk" è cosa diversa da "no folk": può significare "un folk di quelli possibili". monti rende inconfondibile il suono con il timbro iperrealistico del mandolino. nell'arrangiamento de "il sogno di devi" appoggia un attimo il refrain sull'intro-outro di "losing my religion" e poi s'allontana. il viaggio è tanto cronologico -in una "renaissance" utopico-anarchica- quanto spazial-culturale: "regioni di pietra" uno sguardo "da" più che "ad" oriente: tabla, chitarre e processing, overland politico esistenziale. le armonie sono aperte ed ariose, sàssoni del violino di giaccaria ("viaggiatori perduti"), innocentemente freak-prog ("aerofolk") e spacedeliche ("raga del fiume elettrico"). proprio al centro dell'avventura c'è una melodia semplice che si tatua indelebilmente nella memoria, "almanacco del giorno prima". in chiusura un raga-folk apocrifo in nuce apocalittico... ma non vi preoccupate, potrete fare girotondi in campagna a sfinimento... [blow up]

...qui tutto è surrealisticamente magico e metafisico, si respira aria di cose sconosciute anche se il percorso sonoro che si intraprende per arrivare a conoscere la verità/realtà è un continuo rimando a mai dimenticate storie create con rimossi accordi di mandolino, oniriche e visionarie apparizioni teutonicamente cosmiche, voli radenti dentro l'irrealtà di immagini (un)folk avvolte nella nebbia di un paesaggio avvolto a metà tra le highlands scozzesi e l'isola dei morti di arnold boklin. vi basterà fissare con attenzione lo sguardo intrigantemente inquietante del musicista mascherato da gran dama del nero che sovrasta l'immagine di copertina mentre le note dell'ultimo brano vi avvolgono, vi basterà un attimo e riemergere nell'abbagliante luce del reale sarà cosa assai faticosa e spiacevole... [rockerilla]

...alessandro monti è il perfetto signor nessuno. un paio di lavori condivisi con gigi masin (altro disperso per eccesso di riservatezza al quale bisognerebbe prestare maggiore attenzione) e poi tanto; tanto silenzio. "unfolk" è la materializzazione di un talento assoluto, luminosissimo ed incandescente (...). contemplare meditabondo di frammenti di speranze svanite, fantasmi ed ombre inizio settanta... gary higgins con il suo lampo ed il giovane neil young che comincia la corsa. e di nuovo sospinti in avanti e poi indietro, richard youngs ed un soffio leggero ed impalpabile direttamente da "astral weeks". "unfolk" è un folk come lo si vorrebbe nel mondo dei sogni, uno dei tanti modi possibili di intenderlo; uno dei più fascinosi e meno battuti nella sua essenza trasparente. possiede spigoli smussati e superfici piane ed assolate. vitale di urgenza espressiva vera e non semplice esigenza di mercato, è un dire qualcosa che spezzi il silenzio, ponderato ed attento. un folk inattuale perché senza tempo, perché non conosce e si riconosce in mode e movimenti, cane sciolto che prende boccata d'aria con la lingua a penzoloni indeciso se confondersi con l'orizzonte o tornare sui propri passi. e fra le pieghe e le ombre affiorano accenni e richiami alle più belle pagine dell'avventura franti, se ne coglie il profumo libero, l'ansia patogena dell'andare oltre. si materializzano al suolo orme orsi lucille ed howth castle che non avremmo mai più sperato di scovare. e la meraviglia ci accende gli occhi ed il cuore, difficile trattenersi. "fricke out" in compagnia di masin si dedica logicamente allo scomparso florian e poi in conclusione "fine dell'infanzia / oscura profezia" lascia la porta socchiusa sul futuro, un girotondo del solo alessandro che si squarcia sul suo gemello elettrico angolare. si scorge in lontananza aria di tempesta. il naturale contraltare; l'arrivo dell'uragano elettrico. "metal machine music" che zampilla furiosa in libero flusso... [sands zine]

...a proposito di folk non ortodosso, stella*nera propone con "unfolk" del chitarrista alessandro monti un curioso concept che simulando il ritrovamento di partiture di tal heracleum ipotesis miscela con tecnica pregevole ricordi psycho-folk e prog-jazz mediterraneo... [rumore]

...non possiamo pretendere che tutti siano a conoscenza del percorso musicale di alessandro monti: lo ricordiamo batterista agli esordi in una delle primissime incarnazioni dei ruins, gruppo allora in chiave prog (e con alex masi alla chitarra) prima di diventare un'icona della new wave italiana anni '80, poi bassista di riferimento sempre di alex masi nei suoi primi esperimenti hard rock pre-dark lord, segue qualche anno dopo la collaborazione con gigi masin e due lp di rarefatta bellezza, altre collaborazioni a tutto campo, produzioni discografiche... "unfolk" giunge a mettere il sigillo con un debutto ragguardevole: la musica si pone assolutamente in coerenza con la dichiarazione di intenti -folk non convenzionale- dove il legame è nella scelta dei suoni e degli strumenti e l'esito è un magico equilibrio nel non folk che si compone in lievi raga sfiorati dall'elettronica, in un bordone ambient e minimalista, in minuti loop e in percussioni ed assoli dall’ottimo retrogusto prog. altre recensioni si sono misurate nell’elencare le possibili fonti ed ispirazioni di monti e qui non ci ripeteremo: diciamo che il disco trasuda dei grandi amori del musicista, dal folk (volutamente quasi negato) al folk filtrato led zeppelin, dall’elettronica al prog, dal minimalismo ai loop à la john martyn... si sfiora l’autocitazione (non preludeva già ad "unfolk" lo splendido uso ritmico delle corde in "she wears shades", da "the wind collector"?), si apprezza la raffinatezza dei particolari, dei tessuti creati col mandolino (più unfolk che mai) ove si innestano felicemente vari assoli (marco giaccaria al violino, alex masi alla chitarra, lo stesso monti) e le ritmiche di bebo baldan. contribuiscono inoltre gigi masin, ricky de zorzi e david mora. un disco che conquista piano piano e che si fa fatica a togliere dal lettore cd... [biblioteche di venezia]

...c'è un sapore antico eppure moderno in questo "unfolk" del veneziano alessandro monti. mandolini, chitarre acustiche, violino, tabla, strumenti etnici tipici della tradizione indiana e mediorientale, sono approcciati e organizzati con rispetto, utilizzando con discrezione le tecniche del loop e del multilayering: "musica folk non ortodossa", come recita la presentazione dell’album. sequenze ipnotiche, raga, mantra che si dipanano talvolta anche per più di dieci minuti, guidati dal mandolino di monti -ispirato dai lavori di john paul jones- su cui si innestano i contributi degli altri musicisti: marco giaccaria (violino e fiati), bebo baldan (percussioni) e il celebre chitarrista elettrico alex masi, vecchio amico d’infanzia del musicista veneto. l'ascolto scorre morbido disegnando un percorso ideale che se da un lato ci riporta ad esperienze passate, come quelle di incredibile string band, mauro pagani, comus, penguin cafè orchestra, i primi indaco, dall’altro ci proietta verso una dimensione sonora nuova e attuale, perché avulsa dal fattore temporale. la confezione cartonata, illustrata con una splendida opera dell’artista alberto martini, è un ulteriore elemento che testimonia la cura e l'attenzione con cui è stato realizzato questo lavoro. sarà anche per la comunanza geografica, ma il caffè florian non è poi così lontano… [qcipc.com]

...fragoroso scontro emozionale acustico. le parole collassano... [kathodik]

...alessandro monti invents the concept of what can be resumed in the new term "unfolk", which inhabits a reinvention of techniques, traditions (compositions) with some amount of improvisation on the now/nu. most tracks are based upon beautiful instrument combinations with mandoline, in a way like led zeppelin's "gallows pole" was built. melodically and in sound the mandoline layer sounds beautiful in combination with acoustic and electric guitars, tabla, tonal keyboards and a few other string instruments. a very enjoyable, soft-hypnotic, mostly acoustic album, with a certain progressive vision... [psyche van het folk radioshow / radio centraal]

...un eccellente esordio solista per un autore che spazia in un'area suggestiva, evocativa, magnetica. quella del progressive-folk "esoterico", che riecheggia third ear band e incredible string band, popol vuh (un titolo come "fricke out" non è casuale), aktuala e la musica orientale, il minimalismo e le vibrazioni nascoste. "unfolk" punta dritto al cuore, miscela acustico ed elettrico, raga e psichedelia, minimal music e vagheggiamenti new wave, con un ospite di lusso come alex masi; pezzi come "il sogno di devi" e "viaggiatori perduti" sono un incanto e una magia, un'apparente semplicità melodica che nasconde culture antiche. i richiami all'esperienza italiana di mauro pagani, saint just e canzoniere del lazio si fondono con un trattamento elettrico che "modernizza" con audacia la materia sonora, penso a "raga del fiume elettrico", degna del miglior manuel gottsching. "regioni di pietra", nel suo ipnotismo folk-wave, fa invidia agli attuali epigoni del kraut-rock. da manuale il lungo trip chitarristico di "aerofolk". una menzione a parte per l'artwork: confezione in cartoncino con "concerto" (1920) dell'artista veneziano alberto martini. un disco ammaliante, da non perdere... [movimenti prog]

...just one track "almanacco del giorno prima" is a bit more rhythmical, and "stereostudio n. 1" is based upon a keyboard melodic sound in combination with the other instruments instead of the mandolin. "fine dell’infanzia / oscura profezia" is the only track that uses a traditional medieval dance fragment into the composition... [psychedelic-folk]

..."unfolk", primo lavoro da solista di alessandro monti, coinvolge un nutrito gruppo di musicisti mestrini che negli ultimi vent'anni hanno segnato molta avanguardia nazionale e internazionale. un progetto ambizioso per monti, che lo ha visto impegnato per oltre due anni nel tentativo di riunire tanti amici per un lavoro di ricerca cui ognuno degli artisti ospiti ha saputo dare il proprio prezioso e personalissimo contributo. "unfolk" vuole essere la negazione del folk e allo stesso tempo la sua naturale evoluzione. non è un caso che nel disco accanto a suoni campionati e strumenti elettrici ed elettronici, a farla da padrone siano un mandolino irlandese, violini e chitarre acustiche perché -spiega monti: "volevo rendere chiara la matrice popolare che ha accompagnato la mia crescita artistica, abbandonandomi però a contaminazioni e voli sperimentali unici". accanto ad alessandro monti si sono avvicendati in studio ricky de zorzi, marco giaccaria, david mora, bebo baldan, adriano clera e gigi masin. "unfolk" segna anche il ritorno a casa dopo vent'anni d'assenza di alex masi, trapiantato a los angeles. in copertina un quadro del 1920 di alberto martini: chitarra e violino suonati da due personaggi enigmatici come alessandro monti che crea il personaggio di heracleum ipotesis, musico e teorico veneziano capace di comparire e misteriosamente scomparire in diverse epoche storiche lasciando qua e là piccole tracce del suo genio. tracce che monti ha saputo cogliere, decodificare e fermare in un disco che sa essere piacevole e coinvolgente... [la nuova venezia]

...se levarmos à letra o título deste disco, o propósito de alessandro monti era pegar nos materiais que definem a folk e fazer outra coisa com eles. um tratamento distinto terão, sem dúvida, mas a "unfolk" deste mandolinista e guitarrista de veneza continua a ser uma folk. isso apesar da electrónica de gigi masin, com quem, aliás, anteriormente monti gravou outros títulos no domínio da electroacústica, e das contribuições do frippiano adriano clera e de um guitarrista com o relevo que alex masi tem no rock italiano. o álbum baseia-se em partituras restauradas de um músico e teórico da veneza antiga chamado heracleum, as poucas que sobreviveram a um meteorito que ali caiu no século xiii, mas o tratamento que lhes é dado, por aquilo que já ficou escrito acima, nada tem que ver com o que deles faria um jordi savall. e quanto a referências estamos bem servidos: o tema "fricke out" é dedicado a florian, do grupo de krautrock popol vuh, e o que se lhe segue e conclui o trabalho inspira-se directamente na interpretação que o colectivo pós-pós-moderno de câmara zeitkratzer fez de "metal machine music", a obra noise ainda hoje mal compreendida de lou reed. mais: confessa-se na ficha técnica de "unfolk" que estas gravações foram influenciadas por aquilo que john paul jones fez com o bandolim nos led zeppelin. poderíamos temer no seguimento destas indicações alguma presunção e poucos frutos, mas o certo é que esta música se ouve muito bem. e não, não se trata de mais uma versão disso a que se tem chamado de "folktronics"... [ananana]

...tra surrealismo e ritmi popolari, "unfolk" ha in copertina un'immagine del 1920 tratta dall'opera grafica "il concerto" di alberto martini, l'artista di oderzo che è stato un raffinato anticipatore del surrealismo. un'opera prima come solista del musicista mestrino alessandro monti che è riuscito a raccogliere numerosi artisti locali e a creare un'opera che, partendo dalla tradizione popolare, arriva in territori originali e sperimentali... [il gazzettino]

...un bel digipack cartonato, una cover in bianco e nero dal vago sapore pre-surrealista, un cd completamente nero con titolo ed autore a caratteri gotici. questi i dati oggettivi relativi a "unfolk", opera prima di alessandro monti. già dal packaging traspare una sorta di comunione tra l’antico ed il moderno, tra l’enigmatica immagine di copertina (un dipinto di alberto martini, precursore del surrealismo, targato 1920) e il medium musicale moderno. una comunione che scopriremo reiterarsi anche musicalmente tra le atmosfere del mandolino, cuore pulsante dell’opera, e l’eclettica strumentazione elettrica e elettronica. "unfolk" pone in musica le straordinarie (e fittizie) intuizioni dell’immaginario heracleum ipotesis, musicista medievale le cui partiture sembravano perse nelle nebbie del tempo. la musica che esce da questo disco, nato in solitaria e sviluppato da un vero e proprio collettivo, è etimologicamente folk (musica cioè della tradizione) ma anche e soprattutto sua negazione per sviluppo ed obiettivi. genere dunque oltre il genere, folk non ortodosso per stessa ammissione dell’autore. perfetta e magica congiunzione di tradizione antica e moderna concezione musicale - post-moderna, senza confini, libera da tutto e tutti - di cui perfetto esempio sono le influenze più o meno dirette: dal punto di partenza john paul jones (l’uso del mandolino nelle composizioni dei led zeppelin), al punto di arrivo la pura elegia al rumore più assordante che fu "metal machine music" di lou reed, passando per una commemorazione di florian fricke (popol vuh), mentore nascosto di molte musiche attuali. la musica è quindi gioco di contrasti, convergenza dell’antico col moderno, confluenza di remoti suoni caldi (mandolino, violino, tablas e percussioni) e attualità (chitarre elettriche, sintetizzatori, ecc.). una musica globale in cui convivono mantra elegiaci dal retrogusto orientale, afflato ambientale alla fripp/eno, dilatazioni alla popol vuh/sun ra, abbozzi di cantautorato alla nick drake/scott walker, stralci di minimalismo esoterico. su tutto un senso di oscurità latente alla c93/joy division. l’elettricità statica che satura la coda del disco, dipingendo di un astrattismo neo-folk dronato l’elegia medievale di "fine dell’infanzia", lascia di stucco e segna nuovi ipotetici sviluppi futuri per questo geniale signor nessuno della musica. "unfolk" è un grande sogno ad orecchie aperte, ed alessandro monti il probabile richard youngs dell’italica tradizione... [sentireascoltare]

...una cavalcata nelle lande sconfinate del progressive anni settanta, undici pezzi di folk-rock per gran parte di composizione, suonati da ottimi musicisti, con un'idea forse un po' retro ma intrigante dei suoni. ottima iconografia e packaging, e una storia ispiratrice (il ritrovamento dell'opera perduta di tale heracleum ipotesis) dalla vocazione letteraria... [lucaferrari.net]

...a cavallo tra digressioni paesaggistiche di matrice orientaleggiante (mi pare chiaro che siano stati compiuti studi sonori approfonditi negli stessi luoghi visitati, fisicamente e musicalmente, da florian fricke di popol vuh durante i suoi viaggi in india) e materiale avant folk rock di natura mai apocalittica, ma sempre protesa all’esplorazione di scenari reconditi, ambientali/atmosferici e legati a doppio filo agli aspetti umani/spirituali dell’essere vivente. così credo che debba essere descritto il primo lavoro solista (pur se ottimamente coadiuvato da altri strumentisti) di alessandro monti (un paio di album alle spalle, "wind" del 1986 e "the wind collector" del 1991, in compagnia di gigi masin). a tutto ciò aggiungete una bilanciata integrazione tra le parti coinvolte e un utilizzo coraggioso del mandolino da parte dello stesso monti, che caratterizza in maniera evidente l’opera. "unfolk" è un disco che racconta di sentimenti, mondi e suoni... [music club]

 

[ritorna alla pagina principale / back to main page]