possa io riconoscere tutti i suoni come il mio suono
possa io riconoscere tutte le luci come la mia luce
possa io riconoscere tutti i raggi come il mio raggio.


chögyam trungpa tulku rinpoce
“il libro tibetano dei morti”, 1975

   

le musiche e le canzoni di questo cd nascono da tutta una serie di distanze e di assenze. distanze linguistiche, geografiche e cronologiche che perdono la loro consistenza, ed assenze, soprattutto: assenze di padri e di fratelli, compagni di lavoro e di strada per ciascuna delle quali si sono prese con pazienza misure e pesi mantenendo gli occhi asciutti e trattenendo in gola le lacrime. c’è voluto tanto a portarlo a compimento perché, per avvicinarsi a questo dolore senza restarne schiacciati, bisognava valutarne con calma angoli e prospettive. Non era materia leggera: c’era da cantare di chi e per chi non poteva più farlo. il libro veneziano dei morti è verosimilmente “soltanto” stato messo in musica da alessandro monti e kevin hewick. il loro lavoro creativo è stato annusare ed ascoltare l’aria separando i veleni dalle voci nel vento: le basi per i testi originali le avevano scritte da tempo, nelle diverse sfumature rosse del sangue, le vittime del petrolchimico di marghera. sono testi scritti da centinaia di autori perduti, per i quali non c’è mai stata alcuna rimessa, forse per qualcuno un’elemosina postuma a titolo di risarcimento, una mano di bianco sulla coscienza di quelli che sapevano e hanno taciuto.
queste canzoni le hanno scritte i morti: gli uomini radioattivi, come li chiama kevin l’inglese, che per portare a casa la pagnotta e mandare a scuola i figli si sono ritrovati costretti a maneggiare sostanze tossiche senza altra tutela per la salute che un mezzo litro di latte da ritirare a fine turno. uomini radioattivi tenuti a bagno per anni in una salamoia di reticenze e mezze verità, prima nel posto di lavoro, poi nei corridoi degli ospedali: ecco perché queste canzoni hanno tante parole non dette, ecco la ragione di tante sillabe brevi e sottili disperse nel basso volume. parte consistente dei testi, quella più nera e indecente, è stata ricalcata sulle perizie di parte, sui fogli bianchi candidi riempiti dalle firme svolazzanti degli avvocati del padrone, con le penne stilografiche dei medici compiacenti e coi segni delle dita sporche dei sindacalisti venduti. tutt’altro che una celebrazione, il cd non rivendica, non grida, non rintrona, non aggiunge rumore vuoto all’abisso di dolore dei figli, delle vedove, dei compagni, di chi è rimasto. alessandro e kevin si soffermano rispettosi a pensare, a riflettere, addirittura offrono con delicatezza e pietà una via d’uscita possibile. gli scheletri in copertina, intenti a una deposizione da molti ritenuta blasfema, fanno sorridere di tenerezza in confronto all’orrore quotidiano della malattia, all’abitudine al rumore di fondo dell’angoscia. ben altra paura è stata quella vissuta ogni giorno nel silenzio obbligatorio dei reparti di terapia intensiva, ben altra disperazione quella consumata alle lunghe attese livide nei corridoi di oncologia aspettando il turno del ciclo di chemioterapia, ben altro scandalo quello deflagrato negli appuntamenti macabri nell’aula bunker di un processo che ha inevitabilmente assolto tutti.
chi ha la fantasia con le gambe corte immaginerà questo cd ricolmo di suoni stridenti, di macchine elettroniche che imitano la voce della fabbrica ed evocano luci artificiali, torri di raffreddamento, cancelli inutili a trattenere il pericolo. niente di più sbagliato: queste sono canzoni, sono le prime canzoni politiche del nuovo millennio. è stato fondamentale svuotare i cassetti dell’autoreferenzialità territoriale (rabbrividisco all’idea di un prossimo futuro canzoniere sociale padano…) e aprire le finestre alla tempesta: bene quindi che a prestare voce a chi non ha voce sia un inglese di una certa importanza, uno che ha un passato, uno che avrà visto altre fabbriche sì ma le stesse nostre tragedie. che l’inglese porti lontano e dispieghi come bandiere questi stracci sporchi, che gli permetta di raggiungere altri porti, altre teste, altri cuori. è importante che la gente, in giro, venga a sapere. assai significativa la collaborazione di molti musicisti dell’area veneziana: impossibile non notare come le differenze di stile e di genere di ciascuno si siano dissolte in un canto urlo suono rumore frastuono comune e tutt’altro che consolatorio. non vi racconterò delle frustrazioni né di tutte le cose non dette che ho ritrovato qui dentro, non scriverò alcuna lista sballottato tra le onde dei ricordi e delle emozioni. dirò soltanto che alla fine del disco c’è una struggente canzone d’amore vissuta sul filo, tra un letto d’ospedale e quella strana percezione di sé come visti dall’alto che raccontano quei pochi ritornati indietro dal coma: un’ultima carezza sulla riva prima di essere inghiottiti dal nero. al cd è allegato un libretto coi testi in inglese e in italiano, ed un paio di interventi poetici di ferruccio brugnaro e maurizio mattiuzza, l’uno a tenere tra le mani tremanti la disperazione all’uscita del tribunale, l’altro a volare sul cielo sopra marghera come una rondine a cui hanno appena distrutto il nido.  

   

“si potrebbe farne una specie di spoon river.”
“la spoon river del petrolchimico.”
“magari con la kappa. spoon river petrolkimiko.”


da “petrolkimiko” a cura di gianfranco bettin, 1998

se si aprisse ogni porta, se si aprisse ogni finestra
si potrebbe vedere dentro le case dove la dignità ha valore
quelli a cui una volta è stato detto di piangere in silenzio
ora piangono nel nome della giustizia
parlano il linguaggio dell’orgoglio
una battaglia in una guerra senza fine
dove i colpevoli usano la legge
per negare i diritti di chi è stato costretto a subire
c’è gente che ha dovuto morire per questo
adesso vedremo come
qualcuno riuscirà a distorcere la verità con un intrigo di bugie
cercano di nascondersi dietro ai loro meccanismi
li smantelleremo e vedremo la loro vera faccia
il cancro della coscienza li divora giorno e notte
li divora nel profondo dei loro cuori
una battaglia in una guerra senza fine
dove il colpevole usa la legge
per negare i diritti di chi è stato costretto a subire
c’è gente che ha dovuto morire per questo
adesso vedremo come
qualcuno riuscirà a distorcere la verità con un intrigo di bugie
e la vergogna cade su chi fa il lavoro dei dannati
date ai morti ciò che é loro dovuto
date ai vivi ciò che giustamente chiedono
il marchio della vergogna macchia le loro mani
date ai morti ciò che è loro dovuto
date ai vivi ciò che giustamente chiedono.

kevin hewick, 2009

sono occhi aperti su di un passato vivo, che insiste
le finestre dei palazzi anni sessanta di mestre
la sirena, che alla sera, cambiava il turno alle vite della gente di marghera
penso alla giacca di tuo padre, che terrai nascosta in qualche baule
e che a toccarla suda ancora la nebbia e la rabbia
racconta il male di uomini a cui hanno rubato l’aria
come a pesci in un canale
eppure a loro, sai, sembrava già mare aperto quest’insabbiarsi della laguna
la fortuna del posto in fabbrica, del tavolo di formica,
la stoffa di un divano portato a spalle con gli amici fino al quinto piano
lungo le scale di una bella domenica di sole
un vento traditore adesso li disperde
dimagriti
a mucchi
lungo le rive del brenta
tra quelle cartelle cliniche anonime in cui scorre via veloce
la storia di chi muore senza avere voce.


maurizio mattiuzza “piccola canzone per marghera”

lavoravamo tra micidiali veleni, sostanze terribili, cancerogene.
non affermate ora, furfanti e ladri di vite
che non c’era alcuna certezza
che non c’erano legislazioni.
non dite
non dite che non sapevate.
avete ammazzato e ammazzate ancora tranquilli, indisturbati, tanto il fatto non sussiste.
i miei compagni morti non sono mai esistiti
sono svaniti nel nulla
i miei compagni operai morti
non possono tollerare questa vergogna
non possiamo sopportare questo insulto
nessun padrone
nessun tribunale potrà mai recingerci di un così grande infame silenzio.


ferruccio brugnaro, 5 novembre 2001

   

 



questa é una storia vera e comune a molti paesi: il cloruro di vinile è un gas tossico, cancerogeno, infiammabile e talmente instabile alle normali condizioni ambientali che miscelato con l’aria può diventare esplosivo. anche conosciuto come cloroetene o cloroetilene, solitamente viene indicato come cloruro di vinile monomero (cvm) per distinguerlo dal principale composto che si ottiene dalla sua polimerizzazione: il polivinilcloruro o pvc… a metà degli anni sessanta, l’industria chimica internazionale fece una scoperta inquietante: esisteva un collegamento tra il cvm (cloruro di vinile monomero, elemento base nella produzione del pvc, una delle plastiche più largamente utilizzate al mondo), e molte patologie che si erano manifestate nei lavoratori di un certo numero di impianti. studi sugli animali, eseguiti per conto degli imprenditori chimici europei e mantenuti segreti, mostravano che livelli di esposizione al cloruro di vinile anche minimi potevano provocare tumori. questo è il soggetto del secondo capitolo unfolk: un tributo alla mia città, ai lavoratori e ai cittadini scomparsi e all'amato vinile... | vinyl as musical entertainment - vinyl as a human tragedy. the production of pvc has been implicated in occupational health issues. more than 150 former workers at the porto marghera (venice) chemical plant -owned first by montedison then enichem- have died of cancer since 1973, and another 600 or so are thought to be suffering from work-related illnesses. the company not only exchanged findings with american companies like dow chemical and union carbide, but also signed an agreement of secrecy prohibiting the release of information on the health risks of vinyl chloride. in 1997, the italian national institute of health reported an abnormally high occurrence of cancer -such as liver, brain, and lung cancer- in employees who worked at the plant between 1956 and 1995. many of the porto marghera and mestre men who have died or are ailing started at the plant in the 1950s and '60s. "these men were on the front lines of a war, only they didn't know it"... montedison and enichem also are accused of polluting the lagoon with dioxine, a powerful carcinogen. "people still collect shellfish from the lagoon and sell it to restaurants in venice"... "the bottom sediment is like a slimy, black tar" ... "the air is sometimes unhealthy and unbreathable"

 

il canale di alessandro monti | unfolk su you tube: http://il.youtube.com/user/unfolk

 

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