segnalazioni / reviews

…una bellezza storta, intricata e sbilenca, simpatica e ridanciana ma attenzione a voltargli le spalle. gi gasparin butta il sasso nel pozzo, gli altri battono colpo. ossigeno puro per polmoni intossicati d’accademica seriosità, sbatti e ribatti materia viva, uno spicchio gli è punk, l’altro spicchio banda di ottoni balcanici a fine festa con gola bruciata d’alcool, la buccia secca e scartocciata fra impro ed elettronica strapazzata e dentro, in fondo al torsolo semoso una sana follia multicolore. il risultato finale è di quelli belli saporiti, forti e vigorosi, che t’impastano il palato e li sciacqui via soltanto con un bicchier di vin di quello rosso rosso. bello perché della somma delle parti se ne frega, si appozzaglia in broda schiumosa che dal pentolon tracima ribollente. (s)travolgenti (“banca donnini”, “come tuo figlio”, “svedese disteso”, “spic & spanish”), secchi e stecchi (melmosa “most fires start small”, “kqzy” con bestiario surreale incluso, “addosso” secca, stecca e basta, “per domenico morelli” fiera e baldanzosa), lessicalmente dissestati (“vestitevi” e “bala balotta”). pangolin orchestra è il seme della pianta immaginaria, l’albero che non c’è e vorremmo fosse, differenze e singulti che si fan pane. antico e moderno al contempo, fiero, dubbioso e rabbioso; per ogni risposta dieci domande. c’entra e non c’entra, lo ascolto e penso ad “attica blues” di archie shepp, buon segno evidente. bellezza libera e scorbutica da queste parti… [kathodik]

…il pangolino è un mammifero ma sembra tutt’altro: un misto fra carciofo, ananas, formichiere, armadillo e bradipo se può bastare. roba da bestiario delle assurdità. allo stesso modo la pangolinorchestrà è un ibrido fra banda paesana, icp-tet, liberation music orchestra, albert ayler band, jimi hendrix experience, neem, screamin’ jay hawkinserie, jannaccerie e benninkerie assortite. “ex-perimento #5” -registrato presso il centro stabile di cultura di san vito di leguzzano e prodotto dallo stesso centro in cooperazione con idee nere e stella*nera- dà una buona immagine di una band il cui forte dovrebbe essere l’azione diretta da sopra il palco. in coscienza di ciò non vi sono tentativi di dare una strutturazione troppo rigida alla materia, la registrazione è stata probabilmente fatta in presa diretta, e lo scorrimento è fluido e libero. per “banca donnini” e “most fires start small” vengono ringraziati rispettivamente francesco donnini e mat pogo, ma in fede non saprei dire qual è stato l’apporto dei due alla composizione di detti brani. tutto il resto è comunque frutto delle “penne” di gasparin e bresolin, con contributo collettivo per quanto riguarda gli arrangiamenti. il risultato, tenendo conto che non si tratta di una formazione in pianta stabile e che più o meno tutti i protagonisti sono di norma indaffarati in altre traiettorie, è più che buono, seppure manchi quel piccolo quid per poter parlare di disco imprescindibile. forse qualche cazzeggio poteva essere evitato, ma i cazzeggi fanno chiaramente parte del gioco e chiedere a simil marmaglia di non cazzeggiare è un po’ come chiedere al prete di dir messa senza la predica… [sands zine]

...mit bissiger lebendigkeit und anarchisticher geste nimmt das ensemble definierte und enkennbare musikalische topoi als ausgangspunkt freier improvisation. es werden balkan.rhythmen verfremdet oder lärmende mantra-meditationen mit unverständlichem text bis zur toleranzgrenze runtergeschrieen. schizophrener freejazzrock kann auf eine aleatorische objektsymponie oder auf eine art atonalen rhythm'n'blues zusammentreffen. ein funeral march, der so klingt, als würden stockbesoffene musiker die instrumente bedienen. wohlgefällig unerträgliche rüchkoppellunsgeräusche bekrönen dieses mehr als skurrile experiment... [concerto]

…mentre nelle barriques della cantina di casa stanno acquistando sapore una decina di albums dove fa capolino sempre gi gasparin (non un capopopolo, ma un addensatore gentile e recalcitrante di energie). mentre trionfa tutta la mia accidia, finalmente è stato edito in supporto argenteo un disco della pangolinorchestrà. disco con ciliegine, perchè della partita sono pure roberto fega e jacopo andreini (entrambi ebbero a che fare con gasparin in quel di rivara, per blog on rimbaud, kermesse di spermi sonori creativi, tanto trascurati all’occasione quanto fertili di figlioli degni di nota: leggetevi cosa dice the wire di “free for(m) rimbaud”). “ex-perimento #5” non può certo sintetizzare e metter ordine nel magma inventivo di tale ciurma variabile, ma qualcosa di altrettanto importante lo fa. attesta che non si tratta di avventizia naiveté musicale italiota ma d’un progetto con forte temperamento e controllo dei processi che dà i punti anche ad actis dato (“banca donnini”, “svedese disteso”), spezza le ossa all’ubu-free-rock (“kqzy”), al jazz in opposition (“come tuo figlio”), alle funeral marches (“per domenico morelli”). esaltante, e più del solito, anche nelle invenzioni linguistiche (“balla ballotta” è da circo acido), pangolinorchestrà sta alta nella playlist 2007. e chissà se è la volta buona che un pubblico appena un po' più vasto di quattro lucidi disperati si accorga di quella che, insieme alla confraternita felice pesavento, costituisce la realtà (fantasia? utopia?) più importante della musica italiana… [blow up]

...dopo la pubblicazione dell'album live di erik friedlander e roberto dani, il centro stabile di cultura torna a produrre un nuovo, energico e colto esperimento sonoro: il disco è stavolta della veneta pangolin orchestra, ensemble di dieci elementi che agglomera in questo lavoro orizzonti musicali dal free jazz alla patchanka, dal punk ai fiati balcaneggianti. un equilibrio il loro non facile da ottenere, ma raggiunto attraverso l'elaborazione di suoni e tecniche metamorfiche, che variano in pochissimi secondi i paesaggi sonori dei brani. il baricentro di questo instabile universo di suoni è stretto saldamente dall'orchestra, molto bene affiatata... [corriere della sera, ed. del veneto]

...sfrigola e rotola. ballonzola e sferraglia. procede a passo lento e circospetto, trascinando con sé un codazzo variopinto di inopportunità, esagerazioni, mostruosità. orridi mutanti sonori generati da cervelli in ebollizione, bocconi indigesti che scottano il palato e grattano la gola. "ex-perimento #5" è un disco da trangugiare tutto d’un fiato; un disco che sprizza vitalità ed entusiasmo, voglia di opporsi, opporre e proporre un qualcosa che conservi un certo afflato anarchico, che sanguini e susciti reazioni carnali, anche negative, riacutizzi quel fastidioso problema di ipersensibilità dentale e faccia di nuovo gridare ai vicini di abbassare il volume dello stereo. e allora ben venga il gitano "banca donnini", ben venga lo studio entomologico di "kqzy", e il titolo già la dice lunga sui livelli di contorsione linguistica raggiunti nel pezzo; siano benedette le cadenze funebri del requiem "per domenico morelli", che suonata ai funerali congiunti di palmiro togliatti e albert ayler avrebbe fatto la sua figura; spalanchiamo le porte allo "svedese disteso", figlio incestuoso di un rapporto tra "gimme some lovin'" e una marcetta rumena o lituana; in alto le mani per la conclusiva "spic & spanish" degna di un actis dato cosparso di salsa piccante. certo qua e là qualcosa sfugge al controllo, perde efficacia e scivola nel faceto ("vestitevi" e "bala balota"), lambendo territori fricchettoni ed estetiche vicine al puro divertissement. ma, d'altro canto, l'eccesso è parte integrante del gioco. prendere o lasciare... [all about jazz]

 

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